Entrato nella Confraternita, James dovrà sorbirsi l’estenuante iter di allenamenti dell’accademia.

Un tour de force non per tutti, un percorso che oltre a definire i muscoli scolpirà anche la psiche degli adepti.

Le emozioni che si attivano quando si gareggia con qualcuno possono essere molto intense e talvolta anche molto primitive. Questo ha quindi radicato in noi il concetto condiviso di competizione…e tutti noi amiamo definirci competitivi.

Ma cosa significa?

Innanzitutto cominciamo col dire che molti travisano il vero significato del termine “competere”. Secondo il significato etimologico della parola, scopriamo che deriva dal latino con-e petere che significa “chiedere andare insieme , convergere verso il medesimo punto”.

La cultura aziendale della moderna società, ha completamente eliminato l’aspetto collaborativo insito nel termine, accostandolo a concetti quali, schiacciare l’avversario o il concorrente, sembra quasi che l’importante sia superare gli altri. Si è in competizione con gli altri per un posto di lavoro, per ottenere una gratificazione da parte di una specifica persona o semplicemente per ritenersi i migliori nel fare qualche cosa.

Allora, cos’è la competizione e da dove proviene?

Ci può essere una buona o cattiva competizione. La buona competizione (sano agonismo) è legata all’idea di raggiungere un obiettivo e può tirare fuori il meglio da un individuo ed aiuta a comprendere i propri limiti motivandoci a superarli. Di contro quella che viene definita come cattiva competizione è vincere a tutti i costi, difendere la propria reputazione o status. La posta in gioco è soltanto un pretesto per scontrarsi e primeggiare sull’altro; viene comunemente associata ad una smodata “foga” nel soggiogare l’altro.

Il concetto di rivalità implica un coinvolgimento psicologico ulteriore ed una generalizzazione della posta in gioco. Il significato attribuito all’esito della competizione va oltre l’aggiudicarsi il premio, in questi casi l’oggetto della contesa è l’intera reputazione/status del soggetto o del gruppo
Si vuole e si “deve” essere superiori all’altro. La soggettività della posta in gioco, che può anche manifestarsi in uno solo dei competitor è insita nella mente dei competitori e viene incompresa o ritenuta eccessiva dall’esterno. Una rivalità eccessiva ed ossessiva, può sfociare in comportamenti ossessivi e/o compulsivi di vario tipo quali disturbi d’ansia e dell’umore, nonché produrre atteggiamenti violenti ed antisociali, incrementando cosi la formazione di stereotipi e pregiudizi.
Può quindi essere d’ostacolo al benessere ed alla salute mentale individuale e sociale.

E voi avete mai vissuto queste situazioni?

Sono curioso, raccontatemelo nei commenti!

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